
TITOLO: The Darwin Incident
REGIA: Naokatsu Tsuda, Katsuichi Nakayama
GENERE: Fantascienza
DATA DI USCITA: 7 gennaio 2026
EPISODI: 13 da 20 minuti circa
PIATTAFORMA: Amazon Prime Video
GIUDIZIO: ★★★★☆
Charlie avanza lento sul vialetto che conduce all’ingresso della Shrews High School, i suoi genitori sono tanto contenti quanto nervosi per il suo primo giorno di scuola, nonché del suo primo vero contatto con il mondo quotidiano. Tutti gli occhi sono puntati su di lui, e anche qualche cellulare; lo vedono per la prima volta, eppure già lo conoscono. Il suo aspetto non lascia spazio a equivoci: gambe corte leggermente piegate, braccia lunghe e muscolose, la schiena ricurva in avanti e soprattutto il volto dal muso prominente, la bocca larga, le orecchie grandi e due occhi tondi e inespressivi. Quando poi si lancia da una finestra saltando agilmente di albero in albero per riportare a terra un gattino bloccato su un ramo, tutti restano ancora più sbalorditi.
Sì, credo ci sia bisogno di qualche spiegazione, ma facciamo prima un salto indietro nel tempo.
Una notte di 15 anni fa l’Animal Liberation Alliance, un’organizzazione per i diritti degli animali, fa irruzione in un laboratorio di ricerca biologica e salva una femmina di scimpanzé incinta gravemente ferita. Si tratta della madre di Charlie. Ebbene sì, Charlie è qualcosa di veramente speciale, in quanto si tratta del primo e unico Humanzee, ovvero una specie ibrida tra scimpanzé ed essere umano creata tramite editing genomico. Charlie ha caratteristiche fisiche e mentali superiori a quelle di entrambe le specie ed è stato cresciuto da due genitori affidatari umani che lo hanno accudito come un figlio per 15 anni in un ambiente sicuro e appartato.
Ora, però, per Charlie è arrivato il momento di entrare in contatto con il mondo reale; di certo non c’è nulla che possa andare storto…
Vi ho già detto che l’ALA è un’organizzazione terroristica colpevole di innumerevoli stragi?
The Darwin Incident vede la luce come manga nel 2020 riscuotendo fin dall’inizio un buon successo. Come spesso accade in questi casi, ne viene fatta la trasposizione animata, andata in onda a inizio 2026. In questo articolo ci si riferirà proprio a quest’ultima.
La serie animata di The Darwin Incident è un gemma appena estratta dalla montagna: grezza ma preziosa, dove la scarsa raffinatezza si limita semplicemente all’aspetto estetico, che infatti sembra un po’ sottotono rispetto alla media, tra scenari esterni piuttosto spogli e animazioni a volte meccaniche, poco fluide e approssimative; molto soddisfacenti, invece, le scene più dinamiche e di combattimento. Particolare, inoltre, è lo stile grafico adottato per i personaggi, che risulta lontanissimo da quello tipico giapponese, noto per edulcorare alcuni tratti corporei. Probabilmente lo studio di animazione, rispettando la scelta stilistica del mangaka Shun Umezawa, ha optato per una rappresentazione dei personaggi più vicina alla realtà (naturalmente eccettuando il nostro protagonista ibrido). Inoltre, questa presa di distanza dal più appariscente e colorato stile nipponico risulta funzionale all’ambientazione delle vicende, in quanto siamo lontani dal Giappone anche dal punto di vista geografico: ci troviamo infatti negli Stati Uniti, più precisamente in una piccola cittadina del Missouri.
Dal punto di vista concettuale, la serie si rivela molto densa e feconda di spunti di riflessione su diversi aspetti.
Charlie può apparire come un protagonista “debole”, nel senso che non è un personaggio molto attivo. Non intendo dire che sia un pessimo personaggio (anzi) ma confrontandolo con altri protagonisti risulta per certo molto atipico. Predilige il silenzio e l’osservazione, lascia che gli altri parlino per lui, agisce solo quando necessario; non emana certo quell’aura da “main character” o da “chosen one” di cui manga e anime sono praticamente saturi.
Eppure è il personaggio attorno cui (fuori da ogni sua intenzione) ruota tutta la vicenda. La sua esistenza sembra un affronto alle leggi della natura: un essere nato artificialmente incrociando due specie diverse; metà umano, metà animale; dall’aspetto grottesco, ma con capacità sbalorditive. Lo spettatore si scopre ibrido anche lui: diviso tra sospetto e meraviglia, tra insicurezza e curiosità, spinto dall’umano desiderio di avvicinarsi per conoscerlo ma al tempo stesso punta i piedi, tronfio, e dall’alto del suo orgoglio antropocentrico ribadisce la superiorità della sua specie. A Charlie, però, di tutto questo non importa un bel nulla. Charlie è speciale, sì, ma non perché è l’unico membro di una specie mai vista prima, bensì per il modo in cui vede il mondo. Charlie… è Charlie, punto. Ma è anche un animale senziente, così come lo sono cani, gatti, mucche, serpenti, uccelli, pesci, insetti… ed esseri umani. Charlie percepisce la realtà nell’unico modo in cui uno Humanzee potrebbe farlo: non a metà tra i due mondi – quello animale e quello umano – ma conscio del fatto che tale separazione è sbagliata in quanto specista. Nel regno animale, tutti gli esseri viventi sono uguali, ogni forma di superiorità è frutto di un pregiudizio usata per giustificare sfruttamento e discriminazione.
Charlie, però, capisce anche che ogni persona – pardon: animale – è unico nel suo genere, proprio come lo è lui (e non solo in quanto Humanzee). Combinando collettivismo di specie e individualismo, Charlie offre (e soprattutto non impone) una visione del mondo scevra da pregiudizi antropocentrici.
Figlie di questo macrodiscorso sono molte altre le riflessioni su cui varrebbe la pena soffermarsi e che rendono The Darwin Incident un crogiolo di spunti filosofici. Il veganesimo, principalmente, ma anche lo stato di diritto degli animali.
È giusto mangiare gli animali? È giusto che vengano trattati, dal punto di vista legale, come semplici proprietà, e quindi al pari di oggetti? Perché esiste una linea che separa umani ed animali se si trattano entrambi di esseri coscienti? E soprattutto chi siamo noi per poter tracciare questa linea? La serie si addentra in un territorio molto sensibile, ma lo fa in maniera perfettamente consapevole e senza alimentare polemiche inutili. Conscia della varietà dello spettro umano, ne mostra ogni sfumatura, da quella migliore alla peggiore. Se il primo caso è rappresentato da Gilbert e Hannah (i genitori affidatari di Charlie) e dalla sua amica Lucy, e la zona mediana dal poliziotto Philip, il lato oscuro è sicuramente incarnato dall’ALA, l’organizzazione che, in nome della tutela dei diritti degli animali, compie atroci stragi terroristiche, mostrandoci scenari – purtroppo – molto familiari alla realtà americana.
Al di là della semplice trama, The Darwin Incident merita di essere guardata per la sua capacità di aprirci gli occhi su questi dilemmi etici, presentandoceli non come argomenti spinosi, ma certamente complessi e delicati, con una lucidità disarmante capace di far luce sulle storture (al tempo stesso invisibili ed evidenti) dei pregiudizi dominanti e dell’arroganza umana.
Se poi tutto questo non dovesse riscuotere il vostro interesse, ne consiglio comunque la visione anche solo per la trama che sa bilanciare tensione da cardiopalma, orrore, momenti distesi (perfino comici) e commoventi.
Inoltre, la serie ha saputo catalizzare divinamente l’attenzione dello spettatore non solo con le scene d’azione e lo strambo comportamento di Charlie, ma soprattutto con quella dose di mistero che accende la curiosità negli spettatori. Sappiamo fin da subito chi sia la madre di Charlie, ma quanto al padre? Qual è il motivo della nascita dello Humanzee, la cui natura ibrida in un certo senso non può che riportare in superficie il trauma dell’hybris di Shou Tucker di Full Metal Alchemist? L’ALA si dimostra fin da subito interessata ad accogliere Charlie tra le sue fila, ma perché, se Charlie disprezza tutto ciò che fa del male a degli esseri viventi?
Se volete saziare la vostra sete di sapere non vi resta che dare una chance a The Darwin Incident, che, al netto di uno stile di animazione atipico e che a volte lascia un po’ a desiderare, si è dimostrata più che valida a livello sia tematico che narratologico.
Oltre ad essere una bella esperienza da vivere in solitaria, può dare adito a numerose discussioni con altre persone. Non sarebbe interessante parlarne con vegani, animalisti, attivisti? Mi raccomando, però, non scatenate incidenti.

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