
TITOLO: Adriatica
AUTORE: Massimo Gezzi
GENERE: Narrativa
EDITORE: Feltrinelli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 ottobre 2025
PAGINE: 168
CODICE: 9791256240364
GIUDIZIO: 4,5 / 5
La luna è alta nel cielo di Adriatica. Nel suo muto e indifferente sorvolo del paese non rallenta nemmeno per gettare uno sguardo fugace a ciò che si trova sotto di lei. Non che si tratti di qualcosa di eclatante. Dopotutto Adriatica è solo una piccola città della costiera marchigiana come molte altre: un molo, una spiaggia punteggiata di chalet e stabilimenti, una pineta cui poco lontano sfila la statale trafficata da roboanti motorini.
E così continua il suo percorso: indifferente. Non si accorge di chi, là in basso, le attribuisce significati speciali.
Noi, però, possiamo farlo grazie al libro di Massimo Gezzi, che, complice una scrittura tanto elastica quanto meticolosa, rende giustizia alla modesta vita di un paesino di provincia.
Come lo zoom di un telescopio, Adriatica restringe il campo visivo sui protagonisti di questa storia, due personaggi che definire diametralmente opposti sarebbe un eufemismo. Questi sono Tullio, un sessantottenne che, da tempo esiliate le emozioni, fa scivolare i giorni sprofondando in una stordente monotonia, ed Emilie, un’insicura liceale bisognosa di speranze e di un avvenire meno travagliato. Non potrebbero essere più distanti, Emilie e Tullio: tra loro non c’è un divario, ma un vero e proprio abisso generazionale; in comune sembrano avere solo la città dove sono nati e cresciuti. Eppure, nel loro incontro breve e casuale come un gioco del destino, scoprono una rassicurante vicinanza scaturita da un’umanissima vulnerabilità.
Da un punto di vista narratologico l’autore ha adottato un espediente molto ben progettato e curato, donando al lettore un’esperienza ben più che soddisfacente. Le vicende di Emilie e Tullio scorrono parallelamente a senso alternato, venendo interrotte e poi riprese a ogni cambio di capitolo; il che significa un uso frequente -ma funzionale- di cliffhangers.
Non solo, in questo continuo alternarsi è nascosto un gioco di indizi e di rimandi all’inizio nebuloso, ma che diventa sempre più chiaro avanzando con la lettura. Mettere insieme i vari pezzi è un compito che viene lasciato al lettore; un compito che sa essere gratificante. Gezzi ha messo le stelle in cielo, collegarle per intuire le costellazioni spetta a chi legge.
La scrittura merita un discorso a parte per le sue capacità camaleontiche. Infatti, trattandosi di una storia incentrata su due personaggi estremamente diversi, era necessario adottare una scrittura che rispecchiasse entrambi. D’altronde una ragazza di diciannove anni non può pensare e parlare allo stesso modo di un signore anziano. Differenziare adeguatamente la scrittura a seconda della prospettiva presa era un ostacolo difficile da superare senza cadere in errori grossolani, ma Gezzi è riuscito nell’impresa senza alcuna sbavatura. E così i capitoli di Emilie rispecchiano il cervello di un adolescente della Gen Z: frasi brevi, immediate, veloci; slang e inglesismi a non finire; dinamismo, estremismi ed esclamazioni; desiderio di fuga, ma timore del futuro. Di contro, quando vestiamo i panni di Tullio i tempi si dilatano; i periodi rallentano e si distendono come uno sbadiglio educato; messa da parte la frettolosità dei giovani, si concedono alla riflessività e si prendono il tempo necessario; prevalgono l’abbandono ai ricordi e le liste di rimpianti. Insomma, pur non appartenendo a nessuno di questi due mondi, l’autore è riuscito a rappresentarli entrambi in maniera più che convincente.
Cosa è, dunque, Adriatica? Innanzitutto, un romanzo finemente scritto sotto ogni punto di vista, tant’è vero che il suo unico difetto consisterebbe nella brevità: chiunque ne avrebbe desiderato di più. Inoltre, nonostante la netta separazione tra le vicende sul piano formale, lo considero un romanzo unitario: non un asettico accostamento tra drammi adolescenziali e rimpianti dell’età senile, ma uno spaccato di vita di un’intera cittadina di provincia narrato attraverso le anime di un duo antitetico in tutto, ma unito dall’essere vulnerabile.
Non esiste cielo sotto cui qualcuno non soffra. La sofferenza, perciò, non è nulla di speciale, a differenza delle ragioni e del modo in cui si patisce, perché sono sintomi di delicatezza e sensibilità. Proprio per questo, a mio parere, Adriatica merita di essere letto, perché racconta in maniera sopraffina la fragilità come terreno comune di due persone alle sponde opposte della vita.

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