
TITOLO: La volta giusta
AUTORE: Lorenza Gentile
GENERE: Narrativa contemporanea
EDITORE: Feltrinelli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7
ottobre 2025
PAGINE: 317
CODICE: 9788807970078
GIUDIZIO: ★ ★ ★ ☆ ☆
Una ragazza approda in un borgo sperduto tra le Alpi, intorno quasi nulla e quasi nessuno, ad assisterla un vecchio burbero col barbone e un giovane impertinente… mancano solo le caprette che le fanno “ciao”. E invece ci sono anche quelle. La cosa strana è che non è Heidi ad aver stazionato sul mio comodino, ma l’ultimo romanzo di Lorenza Gentile.
Lucilla ha sempre vissuto in funzione di qualcun altro, seguendo regole, stili di vita e sogni non suoi. Proprio per questo si ritrova in un punto imprecisato delle Alpi Marittime, in uno dei cosiddetti “Comuni polvere”, quei minuscoli paesini che rischiano di sparire mangiati dallo spopolamento. Ed ecco che a Lucilla ora spetta di aprire e gestire una locanda nel bel mezzo del nulla rispettando le incombenti scadenze di un progetto governativo in cui è stata trascinata dall’entusiasmo del suo compagno Enrico. Ma c’è un “ma”. Il bando stabilisce tassativamente che a lavorare alla locanda sia una coppia, ed Enrico tarda ad arrivare. Lucilla aspetta per giorni, fiduciosa che il suo compagno si farà vivo da un momento all’altro; d’altronde questo è il suo sogno, giusto?
La volta giusta ci porta in alta quota, in uno scenario paesaggisticamente meraviglioso e quasi incontaminato, così alieno dalla vita della maggior parte di noi. Tutto è più grande, silenzioso, lento, ma anche più difficile e al tempo stesso -paradossalmente- più semplice.
Certamente non risulta facile per Lucilla, questa nuova vita che non ha scelto; ma d’altro canto esiste qualcuno che ha scelto davvero la propria vita? Tra mille difficoltà e la paura che le incunea il desiderio di ritirata, Lucilla fa qualcosa che non pensava fosse per lei possibile: adattarsi, ma in modo diverso rispetto a prima.
Il romanzo di Lorenza Gentile ci fa riflettere su una questione che non esclude nessuno e che tuttavia tutti fingono di non vedere: la sensazione opprimente di non essere abbastanza. Come una barriera di vetro, ci isola ma è possibile vederci attraverso; e così dall’interno riusciamo a scorgere il giudizio degli altri, che, se va bene, raramente va oltre al «sei meno». Questo agisce come una sentenza che riduce e riassume un’intera persona e la condanna all’inadeguatezza, al sentirsi sempre in difetto, alla certezza di non avere un posto nel mondo. In tutto ciò sono due le cose che trascuriamo: in primis, il problema non sta in chi è giudicato ma in chi giudica; per secondo, noi stessi siamo parte del problema se ci guardiamo solo con gli occhi degli altri.
Non pensate a un romanzo cupo e deprimente. Tutt’altro: l’insicurezza del personaggio principale si manifesta soprattutto attraverso l’ironia, e questa, unita alla freschezza dell’ambientazione e all’ottimismo della comunità montana che non si rifiuta mai di soccorrere Lucilla, fa sì che si possa parlare di un romanzo tutto sommato luminoso. Certo, i momenti bui non mancano, tra il triste passato della protagonista e il tempo sprecato per colpa di reprensibilissimi casi umani, ma costituiscono una parte del libro tutto sommato contenuta e funzionale alla vicenda.
È forse in questo ambito che i miei gusti non sono riusciti a conformarsi: l’inguaribile ottimismo e le difficoltà che si risolvono da sole appartengono solo alla Disney e al Mulino Bianco, grandi importatori di magia e illusioni nelle nostre case. Se poi si usa come additivo il trope dell’amore improbabile e sbruffone che piano piano fa sbocciare i fiori d’arancio… beh, tanto valeva guardarsi Rapunzel.
In tutto questo, poi, Lucilla è un’ottima principessa disneyana dei tempi andati. È subissata di lavori pesanti, riparazioni, commissioni per l’apertura della locanda… ma lei non sa nemmeno cambiare una lampadina. E quindi che fa? Chiede aiuto a mezza montagna. Insomma, la locanda diventa operativa ma lei non ha smosso un dito, ci hanno pensato gli altri. Non mi sarei stupito se si fosse messa a cantare e subito fossero accorsi topi, uccellini e cerbiattini per aiutarla a sistemare. Ma non era un romanzo sull’importanza di non dipendere da nessun altro? La domanda -lecita- resta irrisolta.
Il bilancio della situazione, tutto sommato, non è negativo.
Importante è la lezione di Lucilla: adattarsi a qualcun altro ha come conseguenza l’autorepressione, e questo implica ammettere un rifiuto di sé. Invece, ascoltare solo la propria voce è l’unica strada ammissibile per il proprio bene; non adattarsi, ma trovare il contesto adatto a sé: la volta giusta.Quanto al resto, diciamo solo che non corrispondeva né ai miei gusti né alle mie aspettative. Non me ne voglia a male Lucilla, che tanto ha sofferto per il giudizio degli altri, ma qui un giudizio s’ha da esprimere. Bocciato? Non proprio. Capolavoro? No di certo. Senza infamia né lode. «Sei meno»… Dai, facciamo “sei più”.

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