La biblioteca del censore di libri – Bothayna Al-Essa

19 Set , 2025 - Libri

TITOLO: La biblioteca del Censore di Libri

AUTRICE: Bothayna Al-Essa

TRADUZIONE: Serena Daniele

GENERE: Narrativa contemporanea

EDIZIONE: Astoria

PUBBLICAZIONE: 25 aprile 2025

PAGINE: 306

CODICE ISBN: 9788833212265

GIUDIZIO: ★★★☆☆ 

Probabilmente il nome di Bothayna Al-Essa non vi dirà nulla. Non siete voi il problema, figuriamoci. Anzi, da magnifico ignorante quale sono non potevo nemmeno dire se si trattasse di un nome femminile o maschile. Sveliamone dunque l’identità: Al-Essa vive in Kuwait dove lavora come libraia; inoltre, è anche una scrittrice e attivista, in quanto si è battuta per l’abolizione della censura nel suo paese, che, fino a poco tempo fa, godeva di uno strapotere pressoché incontrastato.

Ho incontrato Al-Essa in libreria. No, non sono mai stato in Kuwait e dubito che a lei sia mai passato per la testa di farsi ore di aereo per visitare il mio paesucolo. Però l’ho incontrata, lo giuro, e mi ha parlato. O meglio, ho incontrato il suo libro: La biblioteca del Censore di Libri, che mi ha parlato.

Prima di rivelare che cosa mi ha detto, bisogna descrivere il contesto del libro. Ci troviamo in uno stato senza nome retto da un governo totalitario e fortemente repressivo nei confronti di ogni forma di immaginazione e di pensiero critico. In questo mondo, i libri sono la cosa più vicina all’anticonformismo (e quindi al male assoluto), pertanto, la loro circolazione è capillarmente regolata dal Ministero della Censura. Il protagonista è il Censore dei Libri, il cui compito è valutare se un libro sia pericoloso per l’ordine pubblico o meno. Volendo semplicemente svolgere il suo lavoro con zelo, comincia a leggere libri sempre più “pericolosi”, finendo per cedere al fascino ammaliatore delle storie che custodiscono.

La biblioteca del Censore di Libri è la storia dell’autrice, ma anche una storia di storie che prendono vita, che gioca sul confine tra realtà e immaginazione, e al tempo stesso è un messaggio importante per tutti i lettori.

A dire il vero trovo difficile parlare di quest’ultimo aspetto senza cadere in banalità del tipo “I libri ti aprono la mente” o “Leggere ti accresce dentro”, eppure è proprio questo uno dei temi portanti. Man mano che il Censore si appassiona alle storie proibite, egli acquisisce maggiore coscienza sul mondo e su se stesso, e la cosa più interessante è il disagio che accompagna questo processo. Il Censore cerca certezze e risposte nei libri, ma non trova altro che domande che mettono in discussione la realtà in cui vive. Nonostante la disgregazione del suo mondo, il protagonista non riesce a staccarsi dalla bellezza delle storie in cui si immerge; libere, immaginifiche, ma anche terribili, eppure più vere e feconde della vita che ha condotto fino ad allora. Se da una parte questo romanzo può essere sicuramente visto come una lettera d’amore ai libri in cui vengono condensati i sentimenti degli amanti della lettura, dall’altra trovo bellissimo il messaggio secondo cui dagli agi non si ottiene nulla, mentre la crescita deriva dalla crisi. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, direbbe qualcuno nel cui sangue scorreva la poesia.

Il romanzo veicola un ulteriore, importantissimo messaggio, quello della critica alla censura oppressiva e -viceversa- dell’esaltazione del libro non solo come paladino delle libertà di pensiero e di espressione, ma anche come specchio che riflette l’essenza dell’intero genere umano.

Non è un caso che nella Biblioteca del Censore di Libri vengano citate opere immortali del calibro di 1984 e Fahrenheit 451, (tutti libri proibitissimi, naturalmente). Censurare i libri significa uccidere le idee, e dunque la capacità di pensare; appiattire il pensiero comporta rinnegare noi stessi, perdere un pezzo di noi. Senza contare poi che dietro queste manovre si nasconde sempre un potere che ha paura del pensiero indipendente e che fa di tutto per tenere buoni i suoi sudditi.

La biblioteca del Censore di Libri è un libro prezioso degno di essere letto, ma mi sento di esprimere alcune riserve, cercando di limitare gli spoiler al minimo. Oltre a quelle già menzionate, sono altre le citazioni che arricchiscono il testo in questione. Ma queste, in verità, sono ben più di semplici riferimenti estrapolati da celebri opere e inseriti nel nostro romanzo: infatti, vanno a comporre il tessuto stesso del libro fondendosi con esso. Da una parte non credo sia giusto considerare tutto ciò un aspetto negativo in relazione alla natura dell’opera e alle intenzioni dell’autrice; dall’altra, tuttavia, sono convinto che il prendere tante idee altrui e mischiarle insieme finisca inevitabilmente per comprometterne l’originalità. Siamo assai lontani dal concetto di plagio, ma ricorda da vicino un collage di materiale già esistente.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che ho trovato la prosa in alcuni punti poco accattivante. Anche in corrispondenza di momenti rilevanti nella trama, la lettura procedeva per inerzia, poco motivata a divorare le parole al fine di saperne di più sugli esiti degli avvenimenti.

Al netto di queste imperfezioni, La biblioteca del Censore di Libri è un romanzo che meriterebbe una maggiore diffusione per il messaggio di speranza e di libertà di cui si fa portavoce. Grazie al percorso evolutivo (o involutivo, secondo la logica del mondo in cui vive) del Censore protagonista, il lettore può rendersi conto dell’importanza di un po’ di inchiostro su un insieme di carte, perché a renderci indipendenti sono la profondità delle storie, delle idee e delle emozioni che ci donano. Riflettendo se sia più che una semplice coincidenza la somiglianza tra due parole nevralgiche e particolarmente vicine all’essenza del nostro romanzo, vi invito a leggere e a rendere ancora più nota la storia del Censore che divenne, leggendo un libro, libero.

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