
AUTRICE: Shirley Jackson
TITOLO: La meridiana
TRADUZIONE DI: Silvia Pareschi
GENERE: Romanzo gotico
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021
PAGINE: 251
CODICE ISBN: 978-88-459-3615-9
GIUDIZIO: ★★★★★
«Mr. Halloran desiderava ardentemente una meridiana; […] Aveva un po’ sperato che la scritta sulla meridiana fosse “E’ più tardi di quanto credi”, o magari persino “Il dito avanza scrivendo, e dopo aver scritto…”, ma per un capriccio di qualcuno – che non fu mai identificato – la meridiana arrivò con la scritta “CHE COS’È QUESTO MONDO?”. Dopo un po’ Mr. Halloran cominciò ad apprezzarla, essendosi convinto che fosse un pensiero sul tempo».
Di sicuro non era un pensiero sul tempo, tanto quanto è sicuro che nessuno saprebbe dare una risposta certa a quella sibillina domanda. Saprei dirvi, invece, che cos’è il “mondo” descritto nel romanzo di Shirley Jackson? Con un po’ più di sicurezza potrei affermare questo: una lussuosa gabbia di matti.
“Mondo”, poi, è un termine troppo vasto, perché il tutto si svolge in una villa isolata che, per quanto immensa e circondata da un parco sterminato con tanto di lago artificiale, rimane pur sempre una parte di mondo che però fa un mondo a parte. No, non sono impazzito – credo – quanto lo sono i personaggi di questa breve storia, quindi permettetemi di spiegarmi peggio.
Mrs. Halloran, donna dispotica e arrivista, si è finalmente assicurata la proprietà della villa grazie alla demenza senile del marito e, fortuna vuole, la prematura morte del figlio Lionel che – la vedova non ha dubbi – è stato buttato giù dalle scale proprio da quella vipera di sua madre.
«La giovane, seguendo con lo sguardo la suocera, disse senza speranza: “Magari schiatta sulla soglia. Fancy, tesoro, ti piacerebbe vedere la nonna schiattare sulla soglia?” “Sì, mamma”».
Oltre che non particolarmente sani di mente insomma, i pochi abitanti della villa si odiano tutti a vicenda e, se non dovesse bastare, aggiungete a questo impeccabile quadretto famigliare Zia Fanny, la quale, dopo essersi persa in giardino, si convince e riesce a convincere anche i suoi coinquilini della profetica apparizione del padre, momentaneamente tornato dall’oltretomba per avvertire tutti che il mondo sta per finire e che solo coloro che rimarranno al sicuro nella villa potranno salvarsi.
Jackson, della quale ho estremamente apprezzato i romanzi precedenti, tra cui L’incubo di Hill House e Abbiamo sempre vissuto nel castello, con questa sua opera più matura ha definitivamente stregato il mio cuore. Ritorna con le tipiche atmosfere perturbanti e grottesche, ma stavolta le infarcisce di un’ironia disarmante, prendendo in giro i suoi personaggi, ridicolizzandone le convinzioni e i comportamenti con dialoghi spassosi e a tratti demenziali.
«Dov’è andato suo padre?»
«In Africa»
«A fare cosa?»
«A sparare ai leoni, naturalmente»
«E perché mai?»
«Ci sono persone che sparano ai leoni e persone che non sparano ai leoni. Mio padre appartiene alla prima categoria».
[…]
«Si è davvero arrampicata sul cancello?»
«Quando vado in visita da qualche parte non mi piace essere chiusa fuori, anche se non sanno che sto arrivando».
Mentre leggevo (e ridevo…da solo, sì) mi sono venuti in mente i dialoghi demenziali fatti al tavolo del Cappellaio matto con Alice…
A parte qualche eccezione poi, dai dialoghi stessi traspare una incomunicabilità di fondo: i personaggi non si confrontano realmente, rimangono fermi, cocciuti, pigri nelle loro posizioni, quasi sembrano isole, ognuna con i propri traumi, nell’isola più grande che è la villa. Di seguito riporto un altro esempio:
«La vista del proprio cuore è avvilente; le persone non sono fatte per guardarsi dentro – è per questo che hanno ricevuto un corpo: per nascondere l’anima»
«Certo, io sono stata molto fortunata, […] la bellezza è solo un caso, come le condizioni in cui veniamo al mondo»
«Io sono sporco, nauseato, bestiale. Mi sono visto per quello che sono»
«Mia sorella d’altro canto…»
«Sono marcio; ecco perché sono così spaventato – ho una tremenda paura che questa speranza che zia Fanny…»
«Zia Fanny? Sta parlando di zia Fanny? Ma io credevo che i suoi pensieri inesprimibili fossero su di me!».
Ci avete capito qualcosa? Evidentemente neanche loro, e ho adorato alla follia come si rendano conto solo alla fine che stanno parlando di due argomenti completamente diversi. Anche attraverso questi piccoli ma efficaci espedienti Jackson ridicolizza i propri personaggi, rivelandoli per quello che realmente sono: estremamente egocentrici, ipocriti e narcisisti.
E la fine del mondo? Ci immaginiamo sempre qualcosa di estremamente tragico, ma se non fosse così? Perché non potrebbe essere banale e ridicola anche quella? La morale che ne ho tratto io, in quanto non è detto che l’autrice voglia trasmetterne una per forza, è che la fine del mondo, alla quale assurdamente si preparano i protagonisti, non per forza deve alludere a qualcosa di catastrofico. “Che cos’è questo mondo?” recita la meridiana. Forse solo un insieme di vincoli, regole, leggi, auto inibizioni; e allora che cos’è la fine di questo mondo? Forse è solo libertà…anche di poter impazzire!
A chi consiglio la lettura? Ci sono persone che leggono e persone che non leggono, immagino lo consiglierei alla prima categoria.

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