
TITOLO: I racconti di Lydia Steptoe
AUTORE: Djuna Barnes
TRADUZIONE: Lisa Topi
GENERE: Narrativa – raccolta di racconti in forma di diario
EDIZIONE: Adelphi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2021
PAGINE: 45
CODICE: 9788845935749
GIUDIZIO: ★ ★ ★ ☆ ☆
Mi sono imbattuto, per una strana combinazione di eventi e una curiosità non mia, in un libricino tutto rosa, così leggero da inclinare appena un bilancino e così minuto da sparire facilmente dallo scaffale, fagocitato dai vicini più ingombranti. Come per me, apprenderne il titolo o chi lo scrisse vi susciterà nient’altro che il vuoto cosmico; d’altronde è la stessa autrice a definirsi “la più celebre sconosciuta al mondo”. I Racconti di Lydia Steptoe è solo una delle numerose opere di Djuna Barnes ad essere rimasta nell’ombra, proprio come una casetta incastrata tra i grattacieli di una metropoli.
Due parole per conoscere l’autrice. Cresciuta in modi e ambienti piuttosto anticonvenzionali (tra famiglie allargate, attivismo politico e sociale e istruzione altalenante) Djuna Barnes ha lavorato come scrittrice, illustratrice e giornalista, inserendosi nel panorama intellettuale newyorkese prima e parigino poi. Il suo stile di vita ricalcherebbe molto quello degli intellettuali bohémien se non fosse che l’autrice non si era mai sentita legata alle etichette; infatti, fu una figura talmente libera da rasentare la più completa anarchia, con tutte le contraddizioni implicate da questo termine. Da giovane fu educata alla lettura e all’arte, ma non ebbe mai interesse di concludere gli studi; molte furono le opere da lei realizzate – in prosa e poesia – sebbene non gli fu mai insegnata l’ortografia; era noto che avesse avuto molte amanti donne, ma si era sempre rifiutata di venire appellata come lesbica.
L’irrequietudine proveniente dall’inosservanza di qualsiasi tipo di norma non poteva non riflettersi nel suo operato, e I Racconti di Lydia Steptoe non fanno eccezione.
In questo microlibro sono raccolti tre minuscoli racconti: Diario di una bambina pericolosa, Diario di un fanciullo, La signora sta invecchiando. Diario di un’età pericolosa. Non è dunque un segreto l’utilizzo della forma diaristica, personalmente molto apprezzata per la sua capacità di sondare gli aspetti più intimi e occulti di chi sta narrando ed esprimere anche ciò di cui non si ha consapevolezza. Il diario è una narrazione di per sé parziale, soggettiva: si dice ciò che si vuole far vedere e nel modo in cui si vuole farlo, ma la verità traspare comunque infiltrandosi nelle crepe delle contraddizioni e in tutto ciò che è subliminale. Nel diario, il taciuto si ammanta di ignara eloquenza.
Ed ecco che i tre personaggi danno sfogo a tutto ciò di inconfessabile, persino a loro stessi; cavalcano l’onda delle pulsioni, le rigettano per paura di esserne travolti, le interrogano con pigrizia senza voler trovare davvero una risposta.
Ad accomunare ulteriormente i protagonisti c’è il loro collocarsi in età di mezzo, quelle fasi transitorie della vita piene di incertezze e turbolenze che altro non portano se non patemi. Si approcciano all’adolescenza la bambina pericolosa e il fanciullo, mentre la signora del terzo racconto si trova costretta a constatare l’affievolirsi della propria giovinezza.
Soprattutto per i racconti con protagoniste femminili, il cambiamento è vissuto in maniera estrema: fame entusiastica di trasgressione e rifiuto della terribile ma prossima vecchiaia. L’avvenire è ineluttabile, meglio agire di conseguenza: lo accoglie a braccia aperte la bambina pericolosa, che sfodera il proprio ego fuori controllo con una narrazione di sé capace di far impallidire i più eroici dei romantici, mentre la signora che sta invecchiando ripiega verso un surrogato della verde età nell’ingenua speranza di sfuggire ai capelli bianchi.
C’è un’età a cui apparteniamo e un’età a cui sentiamo di appartenere, che molto spesso non coincidono. Questo è ciò che spesso incontriamo nelle nostre vite. Nei Racconti di Lydia Steptoe, a mio parere, questo aspetto viene mostrato in negativo, mostrando le età che non sentiamo nostre, in netto contrasto alla realtà effettiva delle cose.
«Come si cresce, e tutto all’improvviso. Io sono cresciuta tra mezzanotte e mezzanotte e un minuto […] ho sentito tutte le mie insicurezze infantili diventare solide e dure, e ho capito che non sarei mai più stata una bambina.»
«“Sei un bambino – più di quanto immaginassi”.
“Sono grande quando sono da solo”.»
«Devo guardare in faccia la realtà, ormai non sono più giovane. […] Ciononostante sono affamata. Ho fame di giovinezza.»
Ma questo non è che la punta dell’iceberg. Che siano tracotanti e irresistibili come nel primo e terzo racconto o che siano quiescenti (ma presenti) come nel Diario di un fanciullo, questi moti interiori sono destinati ad essere arginati. Anzi è necessario che lo siano, per varie ragioni perlopiù esterne; sociali, di costume, morali, ecc. Insomma, è l’eterna lotta tra Es e Super-Io, tra la sorgente dei nostri impulsi sregolati e il censore-carceriere che gli si oppone. Non è un caso che i racconti vedano la luce proprio negli anni Venti (lo stesso periodo della pubblicazione delle prime teorie psicanalitiche freudiane), come non è una coincidenza la presenza costante di riferimenti alla sfera della sessualità in ciascuno di essi.
È in questo continuo scontro che trovo che l’autrice abbia inserito un pezzo della propria anima, uno scontro che certo non ha come risultato il quieto vivere. Tutt’altro: anche se i diari occupano un un intervallo di pochissimi giorni, dentro e fuori le menti dei narratori si avvicendano scenari pieni di scossoni.
Per concludere, I racconti di Lydia Steptoe si leggono tutto d’un fiato; un’esperienza breve ma intensa nel senso letterale. Resterete indispettiti dalla gradassa baldanza della bambina pericolosa, impietositi dalla candida cecità del fanciullo, infine sbigottiti dalla tragica parabola della signora che sta invecchiando.
Di questo libro dispiace però che l’autrice abbia dedicato ad ogni racconto solo pochi giorni di vivere irrequieto privi di qualsiasi contesto, ritenendo sufficiente una tripletta di scarni memoires. Secchi ma incisivi, l’equivalente libresco di uno “shottino” (mi si passi la similitudine), da tracannare se si hanno anche solo dieci minuti di tempo.
Solo una domanda non ha trovato risposta. Ma chi diavolo è Lydia Steptoe?

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